Azione urgente di Amnesty International in favore delle Pussy Riot.
Tre componenti del gruppo sono in carcere da ormai sei mesi.
Sono state condannate per aver espresso le loro idee politiche nel loro ormai famoso intervento nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.
Questo è l'appello di Amnesty che sostiene il ricorso fatto dalla difesa, nel quale si cerca di cerca di far capire al giudice che quella non è stato un atto di "teppismo motivato da odio religioso", ma l'espressione "sacrosanta" di idee politiche.
Prosecutor General Yurii Yakovlevich Chaika Ul. Bolshaia Dmitrovka d 15a Moscow, GSP-3, 107048 Russian Federation Email: prgenproc@gov.ru Egregio Procuratore generale, Le scrivo come sostenitore di Amnesty International, l'organizzazione non governativa che dal 1961 opera in difesa dei diritti umani, ovunque siano violati. Esprimo preoccupazione per la situazione di Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova che sono prigioniere di coscienza e detenute solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà d'espressione. Le chiedo che siano rilasciate immediatamente e incondizionatamente. La invito afermare i procedimenti a carico delle tre appartenenti del gruppo PussyRiote di chiudere ilprocedimento penalecontro le duepartecipantidell'azione di febbraio.
La invito a rispettare il dirittoalla libertà di espressionenella Federazione russa. La ringrazio per l'attenzione.
Alla Presidenza dell'Unione Europea, e ai Presidenti della Commissione Europea e del Parlamento Europeo:
In quanto cittadini di tutto il mondo, vi chiediamo di prendere misure urgenti affinché l'Unione Europea adotti un blocco alla libertà di movimento e un congelamento dei beni finanziari di tutte le persone ritenute responsabili della tortura e della morte dell'avvocato russo anti-corruzione Sergei Magnitsky, e similmente per i responsabili dell'insabbiamento del caso. In seguito al verdetto delle Pussy Riot, e con la Russia che inesorabilmente scivola verso una nuova autocrazia, contiamo su di voi affinché usiate la vostra posizione di partner strategico della Russia per difendere la democrazia e lo stato di diritto.
Questo è l'appello che Avaaz fa all'Europa e ai suoi rappresentanti per sollecitarli a prendere dei provvedimenti contro il rischio di una nuova autocrazia in Russia.
Avaaz è una comunità globale on line che si forma dando voce a milioni di persone tramite petizioni. Infatti la parola Avaaz significa "voce" in molte lingue europee, mediorientali e asiatiche.
Oggi è sicuramente la più grande al mondo con quindici milioni e mezzo di membri in tutto il globo e oltre novanta milioni di azioni intraprese dal 2007.
Le tre ragazze del gruppo punk Pussy Riot sono state condannate a due anni di reclusione per "teppismo motivato da odio religioso".
Questa è la traduzione letterale del testo della preghiera recitata dal gruppo punk rock russo nel mese di Febbraio nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.
Il testo è una protesta contro il regime autocratico di Putin in Russia e contro il legame che esso ha con la chiesa ortodossa.
"Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! caccia Putin, caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti. Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! caccia via Putin!" Io non ci trovo nessun odio religioso. Trovo invece che la sentenza arrivata in tempi record il 17 Agosto sarà strumentalizzata per evitare altre iniziative di protesta contro Putin e il suo regime. Le pesanti manifestazioni di dissenso nei mesi precedenti alle ultime elezioni hanno fatto scattare un campanello d'allarme e infatti l'inasprimento delle pene per chi protesta e le restrizioni sulle manifestazioni sono stati tra i primi provvedimenti del Putin 3. Amnesty International ha definito questa sentenza "un duro colpo alla libertà d'espressione in Russia" nel suo comunicato. Riconoscendo alle tre ragazze Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova lo status di prigioniere di coscienza e chiedendo la loro scarcerazione immediata e senza condizioni.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. 2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.
Lotta impari tra la morte e la morte
Taranto e l'ILVA sono nomi che in questi giorni si sentono spesso in giro. I giornali fanno a gara a chi spara il titolo più incisivo sulla vicenda in corso. L'Italia e gli italiani finalmente si rendono conto dell'enorme problema che affligge tutta la città e l'intero territorio circostante.
Purtroppo questa è una vicenda che va avanti da decenni e gli abitanti di Taranto e provincia la conoscono bene. L'aria rossa, le colonne di fumo altissime, le ciminiere senza fine, la distesa di impianti, capannoni, nastri trasportatori, depositi, palazzoni grigi sono ormai parte del paesaggio.
Grazie alla caparbia e alla diligenza di un giudice ora questo mastodontico problema può diventare la spinta per aprire una discussione sulla situazione dell'impatto ambientale che le aziende hanno sul territorio e sulle persone. È vero oggi l'ILVA dà lavoro a migliaia di persone e contribuisce in modo non indifferente allo sviluppo, se pur sotto zero, del Paese, ma a quale prezzo? Il ricatto del lavoro per la salute è ormai anacronistico. Ci sono i mezzi per garantire la produzione e mettere in sicurezza l'area. Anche se questo dovesse significare bloccare tutto, installare i dispositivi di sicurezza e riavviare la produzione. Ovviamente portando avanti una seria opera di bonifica del territorio. Non si può bloccare la produzione? L'impianto non ripartirebbe più? Allora come la mettiamo con le persone. Si, le persone, quelle che lì ci vivono, quelle che all'ILVA ci lavorano e quelle che non ci hanno mai messo piede, ma che hanno lo stesso destino segnato da una morte lenta per tumore o leucemia o malattie respiratorie. Per non parlare poi dei migliaia di animali abbattuti perché contaminati da diossina e dei campi che rimarranno incoltivabili per chissà quanti anni. Non si può morire per lavorare, non si può uccidere per correre dietro al progresso, una sola vita umana vale 100 acciaierie. Su questo spero che siamo tutti d'accordo.
Parliamo di PIL, di economia, di produzione, di orgoglio nazionale per la più grande acciaieria d'Europa, e poi di giustizia crocifiggendo un giudice solo perché ha fatto bene il suo lavoro.
Infatti domani si recheranno a Taranto i ministri Corrado Passera (ministro per lo sviluppo economico, ministro delle infrastrutture e dei trasporti), Corrado Clini (ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) e la ministra Paola Severino (ministro della giustizia), mentre del ministro della salute (Renato Balduzzi) non si ha notizia. Probabilmente nessuno lo ha interpellato sul caso o probabilmente una svista. Una svista, quella sulla salute che dura da decenni. Anche il ministro del lavoro magari un giretto a Taranto se lo poteva fare. Comunque quando si tratta di queste visite di cortesia, come ai malati e ai moribondi, il dubbio della presenza di facciata resta sempre. Questa volta però è palese l'intendo della spedizione governativa, intimidire la magistratura per rimodellare e ridimensionare una decisione giusta. Secondo me visto che nella vicina Melpignano (LE) si tiene in questi giorni la Notte della Taranta, festival dedicato all'antica danza salentina, forse i ministri ne approfitteranno per ballare un po'.
In ogni caso balleranno e comunque vada torneranno a Roma un po' Taranto-lati.
Vittoria in tribunale per Greenpeace su Enel per la campagna "Facciamo luce su Enel"
Enel è il colosso nazionale che fornisce energia elettrica (e non solo) al Paese. Vi siete mai chiesti come viene prodotta l'energia che arriva nelle vostre case e accende le vostre lampadine? Greenpeace Italia l'ha fatto e ha scoperto che Enel è il più grande produttore di energia elettrica da carbone. Avete letto bene "carbone".
Il carbone è una fonte energetica non rinnovabile e altamente inquinante. Le ricerche fatte da Greenpeace hanno portato a un rapporto con dati scioccanti sia per la salute della terra che per la salute dell'uomo. Enel ovviamente ha smentito questi dati e ha cercato di zittire le proteste di migliaia di attivisti citando in giudizio Greenpeace per diffamazione. Erano contestate le affermazioni in cui si diceva che: "Enel è il maggior emettitore in Italia di CO2: 36,8 milioni di tonnellate emesse nel 2011. Emette una quantità di anidride carbonica pari alla somma delle emissioni attribuite al comparto dell’acciaio e del cemento, circa il 55% in più di quanto attribuito ai grandi gruppi di raffinazione." Veniva contestato in oltre l'uso di termini come: killer, vittime, sporca verità.
Oggi il giudice ha dato pienamente ragione a Greenpeace ribadendo nella sentenza che il nucleo dei dati e i termini utilizzati erano conformi alla verità e alla gravità del fatto. Quindi non abbiamo solo le prove che Enel causa morti dovuti alla produzione di energia da carbone, ma anche una sentenza che le giudica vere.
Fate un giro sul sito di Greenpeace Italia per trovare tutti i dati e gli approfondimenti della campagna: FACCIAMO LUCE SU ENEL
Oggi è attesa nel tardo pomeriggio la sentenza sui pestaggi della Diaz a Genova ai margini del G8 del 2001. Calci, pugni, manganellate, offese, violenze gratuite che ci hanno fatto vergognare difronte al mondo intero. Tra i ragazzi vittime degli abusi molti stranieri. Arresti illegali e torture in stato di detenzione da parte della polizia. Questi sono fatti ormai noti, non ancora per la giustizia.
"La più grave interruzione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda Guerra Mondiale" Amnesty International
I responsabili sono sempre stati assolti o condannati per reati insignificanti come l'abuso d'ufficio. Alcuni di loro hanno fatto anche carriera e sono stati promossi.
Oggi chiediamo GIUSTIZIA.
Su Twitter l'hashtag di riferimento è #GiustiziaG8.
Facciamoci sentire.
Chiediamo tutti, per tutti e una volta per tutte: #GiustiziaG8
Il Social Watch è una rete internazionale di oltre 500 organizzazioni in tutto il mondo. Dal 1995, attraverso l’analisi dei partner locali, si occupa di monitorare l’operato dei governi nazionali e degli organismi internazionali per sconfiggere ogni tipo di discriminazione e per affermare i diritti dell'uomo.
Il Rapporto sull’Italia, confezionato da Acli, Amnesty International, Arci, Crbm, Fcre, Lunaria, ManiTese, Oxfam Italia, Sbilanciamoci e Wwf, offre uno spaccato dettagliato e significativo sulla situazione non certo rosea del nostro paese.
TweetLa tortura è un metodo di coercizione fisica o psicologica, talvolta inflitta con il fine di punire o di estorcere delle informazioni o delle confessioni; molte volte accompagnata dall'uso di strumenti particolari atti ad infliggere punizioni corporali. (da wikipedia)
Il 26 giugno è la giornata mondiale contro la tortura, pratica barbara utilizzata ancora in moltissimi Paesi, spesso per ottenere confessioni precofezionate e completamente false. Oppure ancora peggio solo per il gusto di picchiare e dare lezioni sommarie immediate sul posto da parte delle forze dell'ordine.
L'Italia non ha ancora inserito nel suo ordinamento giuridico il reato di tortura. Questo permette molto spesso azioni deplorevoli da parte delle forze di polizia nei confronti di detenuti o manifestanti. A 10 anni dagli eventi che caratterizzarono il G8 di Genova, in particolare il massacro della Diaz e la morte del manifestante Carlo Giuliani sono ancora troppe le ombre sull'operato delle istituzioni. Per quanto riguarda la Diaz i responsabili sono stati condannati per reati minori come l'abuso d'ufficio proprio perché manca il reato di tortura. Per quanto riguarda le morti sotto regime di detenzione come i casi Cucchi e Uva, solo per citare i due più famosi, i processi sono ancora in corso d'opera, ma il sistema giuridico italiano ha pochi mezzi per individuare rapidamente i veri colpevoli.
Con Operazione Trasparenza, Amnesty International sta chiedendo con forza al governo italiano di dotare le forze dell'ordine di adeguati strumenti, di rendere identificabili gli agenti con codici alfanumerici di riconoscimento e di introdurre il reato di tortura. Questo sia a tutela dei cittadini che vengono fermati, che possono in caso di eventuali abusi individuare l'agente colpevole, sia a tutela di tutti gli agenti, che in questo modo possono allontanare i veri colpevoli e le poche mele marce che ne rovinano l'operato.
Firma l'appello di Amnesty International: Operazione Trasparenza - Diritti umani e polizia in Italia
Nessun reato può giustificare la pena di morte, tanto meno la tortura.
Chiediamo al governo italiano, immediatamente, di:
mettere da parte eventuali accordi esistenti in materia di controllo dell'immigrazione con la Libia;
rendere pubblici tutti gli accordi sul controllo dell'immigrazione negoziati con la Libia o con qualsiasi altro paese;
rendere noti i dettagli dei progetti di cooperazione con la Libia passati e presenti, compresi quelli finanziati dall'Unione europea, nonché le informazioni sulla fornitura ufficiale di risorse, personale e attrezzature;
impegnarsi a stipulare ulteriori accordi sul controllo dell'immigrazione con la Libia solo dopo che la Libia dimostri di rispettare e proteggere i diritti umani di rifugiati, richiedenti asilo e migranti e che metta in atto un adeguato sistema di esame e riconoscimento delle domande di protezione internazionale.