Ogni volta che leggo o sento pronunciare la parola “Istanbul”
la mente corre, come per un riflesso incondizionato, al 2003. Nel
settembre di quell’anno, per i nati nel 1985, iniziava un periodo
importante, ricco di decisioni cruciali per il futuro: iniziava il
quinto anno di scuola superiore. Infatti, ricordo benissimo, sin dai
primi giorni, che il nostro unico pensiero era rivolto alla gita
all’estero, quella che ancora oggi in tanti si ostinano a chiamare
“viaggio d’istruzione”, prima occasione quasi per tutti di varcare
finalmente i confini nazionali. Una delle mete papabili era proprio
Istanbul e per un certo periodo quella più probabile, ma tra il 15 e il
20 novembre Continua a leggere→
Azione urgente di Amnesty International in favore delle Pussy Riot.
Tre componenti del gruppo sono in carcere da ormai sei mesi.
Sono state condannate per aver espresso le loro idee politiche nel loro ormai famoso intervento nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.
Questo è l'appello di Amnesty che sostiene il ricorso fatto dalla difesa, nel quale si cerca di cerca di far capire al giudice che quella non è stato un atto di "teppismo motivato da odio religioso", ma l'espressione "sacrosanta" di idee politiche.
Prosecutor General Yurii Yakovlevich Chaika Ul. Bolshaia Dmitrovka d 15a Moscow, GSP-3, 107048 Russian Federation Email: prgenproc@gov.ru Egregio Procuratore generale, Le scrivo come sostenitore di Amnesty International, l'organizzazione non governativa che dal 1961 opera in difesa dei diritti umani, ovunque siano violati. Esprimo preoccupazione per la situazione di Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova che sono prigioniere di coscienza e detenute solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà d'espressione. Le chiedo che siano rilasciate immediatamente e incondizionatamente. La invito afermare i procedimenti a carico delle tre appartenenti del gruppo PussyRiote di chiudere ilprocedimento penalecontro le duepartecipantidell'azione di febbraio.
La invito a rispettare il dirittoalla libertà di espressionenella Federazione russa. La ringrazio per l'attenzione.
Le tre ragazze del gruppo punk Pussy Riot sono state condannate a due anni di reclusione per "teppismo motivato da odio religioso".
Questa è la traduzione letterale del testo della preghiera recitata dal gruppo punk rock russo nel mese di Febbraio nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.
Il testo è una protesta contro il regime autocratico di Putin in Russia e contro il legame che esso ha con la chiesa ortodossa.
"Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! caccia Putin, caccia Putin! Sottana nera, spalline dorate. Tutti i parrocchiani strisciano inchinandosi. Il fantasma della libertà è nel cielo. Gli omosessuali vengono mandati in Siberia in catene. Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione. Per non addolorare il santo dei santi le donne devono partorire e amare. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Spazzatura, spazzatura, spazzatura del Signore. Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe, portagli il denaro. Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio. La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti. Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! caccia via Putin!" Io non ci trovo nessun odio religioso. Trovo invece che la sentenza arrivata in tempi record il 17 Agosto sarà strumentalizzata per evitare altre iniziative di protesta contro Putin e il suo regime. Le pesanti manifestazioni di dissenso nei mesi precedenti alle ultime elezioni hanno fatto scattare un campanello d'allarme e infatti l'inasprimento delle pene per chi protesta e le restrizioni sulle manifestazioni sono stati tra i primi provvedimenti del Putin 3. Amnesty International ha definito questa sentenza "un duro colpo alla libertà d'espressione in Russia" nel suo comunicato. Riconoscendo alle tre ragazze Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova lo status di prigioniere di coscienza e chiedendo la loro scarcerazione immediata e senza condizioni.
Oggi è attesa nel tardo pomeriggio la sentenza sui pestaggi della Diaz a Genova ai margini del G8 del 2001. Calci, pugni, manganellate, offese, violenze gratuite che ci hanno fatto vergognare difronte al mondo intero. Tra i ragazzi vittime degli abusi molti stranieri. Arresti illegali e torture in stato di detenzione da parte della polizia. Questi sono fatti ormai noti, non ancora per la giustizia.
"La più grave interruzione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda Guerra Mondiale" Amnesty International
I responsabili sono sempre stati assolti o condannati per reati insignificanti come l'abuso d'ufficio. Alcuni di loro hanno fatto anche carriera e sono stati promossi.
Oggi chiediamo GIUSTIZIA.
Su Twitter l'hashtag di riferimento è #GiustiziaG8.
Facciamoci sentire.
Chiediamo tutti, per tutti e una volta per tutte: #GiustiziaG8
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Queste sono le immagini riprese da un palazzo del Cairo in Egitto, dove non si placano le proteste da parte di chi sogna e pretende un paese libero dalla repressione e davvero democratico.
Si vedono aggressioni pesanti da parte della polizia, che si accanisce in maniera indegna su due giovani e ancora più pesantemente verso una di loro. La ragazza di cui ancora non si conosce il nome, viene semplicemente chiamata la "Ragazza dal reggiseno blu", viene umiliata, trascinata, svestita, presa a calci in faccia e sul ventre. Questa ragazza probabilmente diventerà uno dei simboli di questa rivoluzione in atto, ma al caro prezzo di non poter più uscire di casa a causa dell'umiliazione subita.
Altre tremende cariche e colpi d'arma da fuoco sparati ad altezza d'uomo chiudono uno dei video più cruenti e crudeli che abbia mai visto, perché viene violata l'integrità della dignità di una semplice persona e di un intero popolo.
Il 10 Agosto scorso in un tam tam di notizie sulla crisi finanziaria, le borse, le rivolte le stelle cadenti e quella maledetta luna che ne impedirebbe la visione, si fa eco sul web una notizia: Anonymous annuncia il suo attacco al social network più popolato al mondo, Facebook.
Anonymous si potrebbe definire come una "hacker community", ma il suo concetto va ben oltre il web. Numerose sono, infatti, le proteste e le manifestazioni organizzate sotto questo nome anche nel mondo reale.
Con un operazione denominata Op Face.Book, il sempre più attivo e per questo più temuto gruppo hacker della rete progetta di distruggere Facebook con un attacco preannunciato per il 5 Novembre 2011. In un video su YouTube (vedi video in italiano in fondo al post) l'annuncio con voce camuffata è chiaro, Anonymous vuole attaccare il social network per ripagare i torti subiti dagli utenti in termini di violazione della privacy. Anonymous spiega che le dichiarazioni sulla sicurezza e sulla privacy che compiliamo sui nostri profili in realtà sarebbero totalmente bypassate e ignorate da Facebook. Le informazioni sarebbero poi vendute a società ed enti governativi, lucrando sulla pelle degli utenti ignari di tutto ciò.
Secondo la più vasta hacker crew del web anche i profili eliminati da tempo in realtà rimarrebbero a disposizione di Facebook, così come gli elementi da immagini a video a foto che prima pubblichiamo e poi eliminiamo.
Tutto rimane indelebilmente incancellabile.
L'obbiettivo di questo gruppo liquido, mutabile e, sopratutto, formato da individui anonimi è quello di difendere dei principi a favore di tutta la comunità senza rivendicazioni personali e protagonismi. Non hanno un programma, non si conoscono tra loro, non hanno un capo, non hanno struttura.
Il loro motto è: "Noi siamo Anonymous.
Siamo la legione.
Uniti come uno, divisi da nulla.
Non perdoniamo.
Non dimentichiamo.
Aspettateci!".
Numerosi sono gli attacchi messi a segno e attribuiti ad Anonymous. I più recenti sono quelli a sostegno di WikiLeaks per la diffusione dei documenti. In Tunisia e in Egitto, attaccando i siti governativi che bloccavano internet per sedare le sommosse, hanno aiutato la popolazione a ribaltare i governi dittatoriali. Nel 2011 a fine Marzo hanno forzato il sito dell'ENEL, accusata di aver assoldato 500 mercenari in assetto antisommossa (con soldi dei contribuenti italiani) per spegnere definitivamente le proteste della popolazione indigena in Guatemala che si opponeva alla costruzione di una centrale idroelettrica. Il 28 Giugno sempre in Italia attaccano l'Agicom, contro la legge bavaglio del web.
L'ultima manifestazione annunciata è quella del 5 Novembre 2011 quando si scatenerà a detta di Anonymous un imponente attacco a Facebook a difesa della privacy di tutti e della libertà di internet. Staremo a vedere.
Qualche mese fa girocliccando sul web mi imbatto sulla notizia della rivolta degli studenti cileni. Il mio sguardo e il mio interesse però non è calamitato dal titolo dell'articolo, ma dalla foto.
La foto mostra una ragazza molto bella, con lineamenti dolci e con uno sguardo deciso che parla in un megafono. Ci risiamo, penso, la solita immagine che sfrutta una donna e il suo corpo per pubblicizzare una notizia.
Poi, leggendo l'articolo, scopro che quella ragazza è Camila Vallejo (http://www.camilapresidenta.blogspot.com/), presidente della FETCh (Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile) e che è a capo del movimeto nato a maggio del 2011 Movilización estudiantil (Mobilitazione degli studenti) in Cile.
La protesta degli studenti cileni ricalca in maniera sconcertante i valori di quella che si è svolta in Italia qualche mese fa: scuola pubblica, università pubblica, spazi, finanziamenti privati, ricerca ecc...
Anche loro stanno cercando di mobilitare a sostegno di questi principi le altre categorie: professori, rettori, ricercatori, ma anche operai, genitori, famiglie anch'esse in rotta con il governo cileno.
Dopo le partecipatissime manifestazioni di inizio estate (per noi) e dopo l'exploit mediatico nazionale, le immagini della protesta hanno iniziato a fare il giro del mondo, ma tutte avevano un unico sogetto - Camila Vallejo.
Ora tutte le televisioni del mondo fanno a gara per averla in trasmissioni di approfondimento, i giornali e i telegiornali per intervistarla.
Tutto questo sicuramente grazie anche alla sua bellezza che non tradisce le attese quando è chiamata ad argomentare le ragioni del movimento e della protesta, lasciando a tratti attoniti i giornalisti e gli intervistatori di turno.
"Non ho scelto io il mio
aspetto fisico,ho scelto
però le mie battaglie"
Questa notorietà ha permesso alla protesta di valicare i confini nazionali e se ne è accorto anche il primo ministro cileno che adesso trema di fronte a questa escalation di consenso.
Camila Vallejo ha solo 23 anni ed è una studentessa universitaria del Cile che fa sognare il riscatto sociale a milioni di persone. Non può essere solo questione di aspetto fisico.
Ora la protesta degli studenti cileni si scaglia indistintamente da destra a sinistra con una manifestazione indetta per il 9 Agosto contro le indegne repressioni che il governo ha utilizzato per sopprimere le rivolte dei giorni scorsi.